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LA TESSITURA
Stabilire la data di nascita della tessitura salentina è ben difficile per mancanza di fonti storiche;si può ben supporre che sia secolare. Lu telaru,il telaio,era un utensile insostituibile nelle abitazioni popolari e,spesso,accanto a qualche sedia,era l’unico mobile della stanza d’ingresso,quando non occupava lo spazio lasciato libero dalla mattrabanca nella cucina.Le donne salentine trascorrevano molte ore della giornata,al tempo in cui le faccende domestiche erano limitatissime, per stendere e minare allu talaru,per tessere panni,per confezionare i capi dell’abbigliamento maschile e femminile.La tela è quanto si ottiene compiendo un lavoro al telaio;un tempo,era preliminare filare le fibre vegetali,coltivate nella vicina campagna (cotone e lino),e la lana delle pecore salentine,la cosiddetta moscia leccese, caratteristica per la consistenza fibrosa e più adatta per realizzare panni ruvidi e tappeti,preferita per tessere specificamente lu sciallu,lo scialle,adoperato per coprire il capo e le spalle sulle quali scendeva a punta,diverso da lu muccatùru,il fazzoletto,che copriva soltanto la testa e si fermava sotto il mento.Della filatura,per cui in ogni casa vi era il fuso,rimane testimonianza nella toponomastica di alcuni centri salentini,nei documenti archivistici.
PROCEDIMENTI TECNICI
Oggi come ieri,le tessitrici rinnovano un rituale di intrecci e di passaggi che assomiglia alla gestualità di un’antica danza d’impronta orientaleggiante e che lascia immaginare un’influenza proveniente da quelle terre.Tessono al telaio ”a pedali”,di forma rettangolare,in legno d’ulivo:sezionandolo,si rimane meravigliati vedendo come ogni pezzo di legno sia concatenato al resto degli ingranaggi e sia indispensabile al buon funzionamento di questa “macchina”prodigiosa. Col telaio la lavorazione è resa più veloce grazie all’apertura del “passo”,lo spazio creato tra i fili dell’ordito e quelli della trama,mediante i pedali e l’introduzione della trama con i due rulli,uno anteriore ed uno posteriore:il primo serve per avvolgere ciò che si tesse,quello posteriore a reggere i fili dell’ordito da lavorare;i licci,servono a fare passare,ad uno ad uno,i fili dell’ordito che, allontanandosi tra loro e formando un vuoto,permettono alla naetta o sciuscitta,navetta,(una sorta di giocattolino dalla forma simile ad una piroga) di scorrere e di introdurre il filo della fibra. L’azione del tessere è detta ntramare che significa tramare. Pinti e fiocco sono i due tipi principali di tessitura.Le denominazioni dei primi si riferiscono ai disegni geometrici che si ottengono con la combinazione di colori differenti.Il fiocco è come un ricamo eseguito a punto pieno;per ottenerlo sulla trama si fa passare il filo di lana o di cotone,avvolgendolo su di un ferro dal diametro differente a seconda del rialzo che si vuole ottenere.Una volta completato il “rigo”,si sfila il ferro ed il filo rimane alzato,dando risalto al disegno.Il fiocco si può anche tagliare e si ha il cosiddetto sfiocco.
MERLETTI E RICAMI
L’arte del ricamo e dei merletti,eseguita prevalentemente da mani femminili,ha racchiuso segreti,aspirazioni,pensieri taciuti ed inespressi.Può apparire assurdo,ma anche il ricamo è stato intriso di un’atavica serietà che le donne dovevano manifestare per educazione ricevuta,per tradizione e per legittimare un modello culturale. All’interno dell’economia familiare contadina,il ricamo,connotandosi come un ornamento di lusso,veniva prodotto dentro la casa e per la casa,inserendosi quindi,nei bisogni domestici e nei riti familiari. Ricami e merletti andavano a impreziosire centrini, copriletto;un tempo,con la spoletta sulle dita si lavorava il chiacchierino,si creavano manufatti a tombolo,lavorati prevalentemente su di un supporto cilindrico detto cuscino,avvalendosi di attrezzature quali spilli,fuselli,a volte un uncinetto e intrecciando fili di seta,lino o cotone.In queste donne e nei loro merletti,vi era la forza e l’umiltà della terra salentina,la tenacia con la quale si sedevano a ricamare quando tornavano dalla campagna,e riprendevano a lavorare nonostante la stanchezza. A Ruffano, è nata un associazione per tramandare un’arte capace di coniugare,nelle sue produzioni,la fabbricazione utilitaria e l’immaginazione creatrice,il pragmatismo e la fantasia,l’attualità e il recupero del passato e dei suoi valori,che nella prospettiva futura diventano difesa dell’individualità artistica di fronte all’omologazione dei prodotti realizzati in serie.
Fonte: “Artigianato nel Salento” Rossella Barletta |
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