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LA PIETRA LECCESE
Nel territorio salentino,dove manca qualsiasi forma di circolazione fluviale di superficie e l’acqua viene inghiottita nelle profondità del suolo,creando un fantasioso ed incantevole mondo sotterraneo,il più diffuso repertorio delle testimonianze storiche è stato realizzato con la pietra. La pietra leccese,appellata genericamente leccisu, si distingue per il suo colore giallo paglierino,per la sua consistenza e,sopratutto,per la sua duttilità.Caratteristica,quest’ultima,che si è rivelata determinante per la splendida stagione del Barocco Leccese avviata sotto gli auspici del vescovo Pappacoda.Scalpellini,”architetti” e “maestri” hanno potuto concretizzare le più diverse fantasie fin nei particolari di merletti intagliati,grazie alle cave di questa particolarissima pietra,ancora attiva in diverse aree della provincia di Lecce.
(roselli.it)
Col tempo, la pietra leccese ha ottenuto un riconoscimento artistico, diventato famoso in ambito internazionale,tanto da farne uno degli oggetti più richiesti all’estero per la realizzazione di palazzi e ville. Le zone di estrazione si concentrano soprattutto nell’area a est di Maglie (da Cursi a Melpignano) e sulla Gallipoli-Alezio,ma l’intero Salento è disseminato di cave,alcune delle quali davvero ingegnose e singolari,come quelle “a grotta” della zona di Cutrofiano ed Aradeo (oggi dimesse) dove, per poter salvare i fertili campi coltivati,si è scavato nel sottosuolo creando degli straordinari ambienti che reggono le “volte” con pilastri della stessa tenera roccia. Il leccisu viene ricavato in forma di parallelepipedi di varia dimensione; l'estrazione è semplice poiché si lascia incidere con la stessa facilità del legno.Una volta estratto, accade qualcosa di unico: la durezza e la resistenza del leccisu crescono con il passare del tempo e nella consolidazione la pietra assume una tonalità di colore ambrato simile a quella del miele.. Tecnicamente,la pietra leccese è un calcare della famiglia delle calcareniti mioceniche,caratterizzata anche dalla presenza,nient’affatto rara,di fossili marini (soprattutto conchiglie) spesso integri. La natura stessa della pietra la rende molto sensibile all'azione meccanica degli agenti atmosferici, all'umidità di risalita del terreno, alla stagnazione di acqua e allo smog. Per rendere il leccisu più resistente alle intemperie, i maestri scultori dell'epoca barocca usavano trattare la roccia con del latte. Il blocco di pietra leccese veniva spugnato o immerso interamente nel liquido; il lattosio, penetrando all'interno delle porosità, creava uno strato impermeabile che preservava la pietra fino a portarla, quasi inalterata, ai giorni nostri. La pietra leccese si presenta naturalmente in diverse tipologie con un ventaglio di nomi che rispecchiano colori e consistenza (da “dolce” a “tosta”,da bianca a “niura”) ma anche la provenienza (particolare è la pietra di Cursi,più dura e consistente,tanto che da essa si ricavano le “chianche”,usate in edilizia per pavimentare le aree solari degli edifici).Un’altra variante è il carparo,una pietra un po’ più dura e consistente,di color paglierino intenso. Di pietra leccese sono tutti i centri storici del Salento,edificati prima dell’avvento del cemento e dei mattoni forati.Ancora oggi sono numerose le cave attive a Lecce e provincia perché l’uso della pietra leccese,dopo un periodo di relativa marginalità,è tornato in auge nell’edilizia,soprattutto per l’opera di ristrutturazione e restauro di case e interi centri storici. Esempi significativi sono i fregi, i capitelli, i pinnacoli e i rosoni che decorano molti dei palazzi e delle chiese di Lecce, come ad esempio il palazzo dei Celestini e l'adiacente Chiesa di Santa Croce, la Chiesa di Santa Chiara e il Duomo. Grazie anche a nuove tecniche di lavorazione,la pietra leccese è stata riscoperta dagli artigiani e dagli artisti per nuovi usi, come in arredamento e nell’oggettistica.Non è raro,ormai,trovare botteghe con oggetti dalle forme più svariate che,però,non sempre sono specchio di rigore stilistico e funzionalità,dagli orologi ai più strampalati soprammobili. Molti (e spesso interessanti) sono invece gli oggetti d’arte, in cui si misurano le nuove generazioni degli scalpellini salentini del Terzo Millennio.
Basilica Santa Croce – Lecce
(pietraleccese.com)
Oggettistica in pietra leccese |
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