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LE COSTRUZIONI A SECCO
Le prime costruzioni rurali si ebbero con il pesante lavoro di accumulo di massi, reso necessario per liberare i terreni dalla presenza di roccia e renderlo coltivabile.Qui,contadini operosi hanno strappato alla roccia fazzoletti di terra e con le pietre raccolte sui campi hanno realizzato quelle singolari costruzioni in pietra a secco chiamate comunemente pagghiari,furni,furneddhi,chipuri,calì e calivaci,oltre ai semplici muretti a secco.Disposti intorno ad un’aia o collocati in corrispondenza di un vialetto,adagiati su appezzamenti destinati alla coltura dei cereali o all’ombra di ulivi millenari,questi singolari prodotti della civiltà contadina creano sempre scenari suggestivi anche se la loro funzione rievoca condizioni socio-economiche e aspetti di una vita segnata da un duro lavoro che andava dall’alba al tramonto. Nel Salento meridionale,il riparo temporaneo in pietra a secco diventa un complemento della dimora permanente.In queste singolari architetture il bracciante può trovare riparo dalle intemperie e può depositare gli attrezzi di lavoro,ma periodicamente può anche pernottare per meglio sorvegliare i prodotti del campo.
I MURETTI A SECCO
Ciò che maggiormente colpisce del disegno complessivo del paesaggio rurale è l’estrema frantumazione della proprietà fondiaria.In un territorio caratterizzato dalla pietra e dalla roccia affiorante,le unità particellari sono segnate da muretti a secco che definiscono quel singolare motivo geometrico del paesaggio salentino.La loro tecnica costruttiva è rimasta invariata,essa consiste nell’individuare il banco di roccia, costruire la base formata da due file parallele di pietre grosse e sulle quali si appoggiano le altre;gli interstizi vengono poi riempiti da materiale più fine.Una volta raggiunta l’altezza desiderata,la copertura è effettuata con lastre di pietre poste di taglio.Per concludere si chiudono le eventuali fessure inserendovi scaglie di pietra.Un particolare tipo di muro a secco è il “paralupi” che serviva per impedire che animali selvatici si arrampicassero e penetrassero all’interno del recinto.Lungo il litorale marino, i muri a secco sono stati utilizzati anche in difesa delle colture dagli agenti atmosferici.
LE PAJARE
Associati a qualsiasi forma di cultura,questi singolari edifici trulliformi segnano puntualmente le unità particellari.Tirati in altezza a forma di piramide tronca o tronco-conica o troncopiramidale,singoli o a coppia,si sviluppano su pianta quadrata o circolare con svariate dimensioni e con tecnica strutturale rudimentale o realizzata.Tra Soleto e Martano troviamo il più ampio ventaglio di soluzioni,ma non si può dimenticare del territorio di Calimera dove è anche possibile incontrare individui monumentali.
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All'inizio la capanna era realizzata solo con rami e frasche; poi seguì una fase in cui fu realizzato il perimetro in pietra e la copertura con tronchi e frasche, per approdare poi ad un'ultima fase con costruzioni interamente in pietra.La tecnica architettonica mediante la quale sono costruite le pajare è la derivazione del triangolo di scarico, cosi come la cupola e la volte a botte sono derivate dall’arco a tutto sesto.Gli ambienti erano monocellulari con un tetto a falsa cupola e venivano realizzati con pochi attrezzi:un martello che serviva ad assestare da un lato,e a smussare dall’altro le pietre che venivano lavorate senza l’impiego di malta e quindi completamente a secco. In questo caso vengono realizzate due murature, una interna e una esterna, che creano così un'intercapedine colmata poi con pietrame e terra, veniva poi realizzata anche una scala esterna,ricavata dello spessore della muraja, che portava al tetto, utilizzato per far essiccare al sole i fichi o i legumi. Un fenomeno simile sia per forma che per la tecnica a quello della pagghiare è la specchia; trattasi di cumuli di massi informi concentrati, apparentemente non disposti secondo un preciso ordine, considerati una testimonianza dell’epoca preistorica.
LE LIAME
La liàma è una casa di campagna con volte a botte ed è un tipo di costruzione con pianta quadrangolare o rettangolare i cui muri perimetrali sono in pietra a secco,mentre la volta a botte è in blocchi di pietra tufacea (“pizzi de carparu”).Questa “casedda” sta ad indicare un riparo di campagna che a differenza del trullo presenta una terrazza più ampia,da qui il termine liàma che nel dialetto salentino vuol dire appunto, terrazza.Oltre ad essere costruzioni molto frequenti nel nostro territorio,rimangono certamente le più sacre testimonianze della civiltà contadina.
LE POZZELLE
Le pozzelle rappresentano quel singolare sistema di approvvigionamento delle acque piovane utilizzato,fini a tempi recenti,per uso domestico,per dissetare gli animali e per innaffiare i giardini.In mancanza di acque superficiali e nella impossibilità di attingere alla falda freatica,generalmente molto profonda nel territorio della Grecia Salentina,l’uomo ha spesso sistemato la sua dimora in prossimità di un semplice avvallamento del terreno,dove le acque piovane,per la particolare struttura del suolo,non si disperdono facilmente. Di particolare interesse è però il modo con cui l’uomo a provveduto a conservare le acque piovane che si depositavano in queste naturali depressioni del terreno.Il problema era evidentemente quello di evitare l’evaporazione dell’acqua durante i mesi estivi realizzando opportuni “pozzi” che ne impedivano anche il prelievo ad estranei e ne garantivano la potabilità. Lo stato di necessità,come al solito,aguzza l’ingegno,cosi l’uomo realizza un altro prodotto che si può ritenere complementare all’insediamento:sono le cosiddette “pozzelle” o “pozzi dei laghi”.
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